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Talk: Le ombre del Nordest tra noir e blues, i trent’anni dell’Alligatore

Talk: Le ombre del Nordest tra noir e blues, i trent’anni dell’Alligatore

Massimo Carlotto a Sherwood Festival per celebrare i romanzi che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Trent’anni dopo la sua prima apparizione, Marco Buratti – detto l’Alligatore – è ancora qui, a nuotare nelle acque torbide dell’Italia contemporanea. Ex cantante blues, investigatore senza licenza, testimone scomodo e anima ferita, non è solo un personaggio, è una lente attraverso cui osservare le crepe di un Paese in trasformazione. La sua storia è anche la nostra. In occasione del trentesimo anniversario della pubblicazione de “La verità dell’Alligatore”, primo romanzo della fortunata serie noir, Sherwood Festival ha ospitato un incontro speciale con Massimo Carlotto. Un dialogo intenso, condotto da Anna Irma Battino, che ha ricostruito le origini di un protagonista ormai iconico e il modo in cui, attraverso le sue vicende, l’autore ha saputo leggere – e spesso anticipare – i mutamenti sociali, economici e politici dell’Italia, con particolare attenzione alle ombre del Nordest. 

Quando Massimo Carlotto ha iniziato a parlare dell’Alligatore, ha subito evidenziato come la letteratura di genere non sia altro che un mezzo per occuparsi di politica. “Il crimine è una scusa, lo scopo del noir è quello di raccontare le condizioni sociali in cui versa il Paese situazione sociale ma anche economica del paese”.

Inoltre ha raccontato che l’Alligatore, pur cambiando nel tempo, resta fedele a sé stesso. Fin dall’inizio è un uomo segnato da un’ingiustizia – sette anni di carcere per un reato mai commesso – ma nonostante le ferite non si lascia corrompere dal cinismo. La sua forza sta proprio nella coerenza, nel portare avanti un codice etico personale che lo tiene a galla in un mondo ambiguo e spesso corrotto. Anche nei momenti più bui, come in Per tutto l’oro del mondo, resta fedele a un’idea di giustizia che non è mai astratta, ma radicata nella concretezza dei rapporti umani.

Accanto a lui, figure come Beniamino Rossini e Max la Memoria costituiscono un triangolo narrativo che regge la saga, pur nella continua trasformazione dei contesti. Rossini, con il suo carisma e la sua giustizia personale, è un personaggio volutamente ambiguo, che incarna molte delle contraddizioni morali del Nordest. Non è mai semplicemente un criminale, né un vendicatore: è un uomo che si muove secondo una sua logica etica, spietata ma coerente, come testimoniano alcune scene emblematiche mi, tra cui una in Il corriere colombiano, dove agisce senza esitazioni, quasi con lirismo tragico. Carlotto ha raccontato di aver lavorato molto per mantenere intatta questa tensione, evitando che Rossini diventasse una figura caricaturale o eccessivamente romantica.

Diverso è il ruolo di Max la Memoria, che rappresenta l’intelligenza strategica del gruppo, il pensiero lungo, la memoria storica. Carlotto ha ammesso che la sua costruzione parte anche da un bisogno personale di riflessione sulle dinamiche collettive, sulla necessità di ricordare per comprendere e agire.

L’elemento centrale nella scrittura di Carlotto, attraverso il quale mette in atto la sua critica politica e sociale, è quello della trasformazione, che evidenzia un progresso meticoloso, e quindi una dinamicità, in ogni componente delle sue opere (dai personaggi ai luoghi). Il personaggio stesso dell’Alligatore, ad esempio, è in evoluzione costante, a differenza dei soggetti “all’americana” che rimangono sempre uguali, similmente a come fanno i personaggi dei fumetti. Il territorio è un ulteriore elemento fondamentale nella scrittura di  Carlotto, in quanto esso delinea dei punti di riferimento temporali. A partire dalla conformazione del territorio, infatti, è possibile capire in quale contesto storico ci si trova, anch’esso, come i personaggi,  in continua mutazione. Questa evoluzione incessante è di fatto una traccia della progressiva erosione del territorio,inteso come spazio occupato, quindi vivo e pulsante come un corpo, che però sta soccombendo lentamente ad un sistema di saccheggio. Nell’Alligatore, quindi, il vero “antagonista” è il sistema predatorio di gestione del  del territorio, sistema che ha permesso alle mafie di evolversi e di non avere più bisogno di uccidere o fare rumore, permettendogli quindi di proliferare nell’ombra. Un potere oscuro e fluido che fonde criminalità, politica, finanza e imprenditoria in un gioco che diventa man mano sempre più invisibile.

In questo senso, leggere i romanzi dell’Alligatore significa anche osservare da vicino i mutamenti del nostro paese negli ultimi decenni, con uno sguardo lucido e quasi storiografico, ma comunque profondamente umano. L’urgenza sociale e politica non è mai un contorno nei romanzi dell’Alligatore: è la sostanza stessa della narrazione. Quando gli è stato chiesto quali siano stati i momenti più densi di questa tensione, Carlotto ha indicato episodi come quelli raccontati in La banda degli amanti, dove le trame noir si intrecciano con vicende legate ai servizi deviati e alle trattative tra Stato e criminalità. L’obiettivo, ha spiegato, è sempre quello di mantenere l’equilibrio tra il ritmo narrativo e la profondità dell’analisi, senza cadere né nella didascalia né nel sensazionalismo. Oggi, ha aggiunto, il potere è ancora più sfuggente, perché ha imparato a non fare rumore. Le nuove sfide narrative riguardano proprio questi “mostri invisibili”, capaci di agire senza spargere sangue, ma con effetti devastanti sul tessuto sociale.

Nel dialogo con Anna Irma Battino si è parlato anche del ruolo delle donne nel noir italiano e nelle opere di Carlotto in particolare. L’autore ha espresso una critica netta nei confronti della rappresentazione stereotipata e subalterna delle figure femminili nella narrativa di genere. Nei suoi romanzi, le donne non sono vittime né salvifiche: sono esseri complessi, autonomi, spesso autodistruttivi, ma mai funzionali alla trama. Carlotta, Virna, Edith – donne lucide, spietate o semplicemente umane – portano in scena una forza propria, spesso scomoda ma necessaria.

Alla domanda su quale personaggio senta più vicino, Carlotto ha risposto con sincerità: l’Alligatore. Per quanto si tratti di un personaggio “buono”, con una sua morale, è colui attraverso cui l’autore ha potuto esprimere conflitti, dolori, visioni politiche. E sì, ha ammesso che la tentazione di scrivere dalla parte del “bastardo puro” esiste – e forse, in parte, l’ha già fatto. Quanto al futuro, immagina per Marco un domani ancora combattivo, anche da vecchio, magari stanco, ma mai arreso.

Infine, riflettendo sul significato di questi trent’anni, Carlotto ha parlato della narrativa noir come di uno spazio fertile per la critica sociale, uno strumento politico che sa ancora dare voce agli esclusi, denunciare l’ingiustizia e rimettere in discussione i meccanismi del potere. Non semplice intrattenimento, ma cultura attiva. L’Alligatore, in questo senso, resta non solo un personaggio letterario, ma un testimone di una coscienza civile che non si è mai arresa.