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Sherbooks 2026: L’aneddoto da bar come filo conduttore di tante storie

Sherbooks 2026: L’aneddoto da bar come filo conduttore di tante storie
A Sherbooks Festival 26 l’ultimo fumetto di Giacomo Taddeo Traini, in arte Giatra (Eris Edizioni).

Quella volta che mi hanno raccontato la storia del Cacatore incappucciato, fumetto di Giacomo Taddeo Traini, in arte Giatra, può sembrare una vicenda buffa, goliardica e divertente, capace di creare l’aspettativa di trovarsi davanti a tavole pensate per farci ridere. In realtà, il titolo è solo un pretesto: non serve tanto a raccontare l’episodio in sé, quanto piuttosto a costruire una narrazione di tutto ciò che gli ruota attorno — le persone che frequentano lo stesso bar e i frammenti delle loro vite che si dischiudono davanti ai nostri occhi.

Si parla di un luogo dove non è necessario essere o dimostrarsi qualcuno, dove tutti gli avventori hanno qualcosa in comune: essere lì. Si può essere sconosciuti fino ad un attimo prima e, alla prima interazione, chiacchierare come se ci si conoscesse da sempre. Questo fumetto è ambientato in un bar di Ascoli Piceno, città d’origine di Giatra, ma potrebbe essere tranquillamente ambientato in qualsiasi bar d’Italia, dove si ripetono dinamiche e si accomunano vissuti.

Durante una serata estiva, Giatra si ritrova in un tavolino di questo bar trascorrendo del tempo con gli amici. Com’è semplice in questi contesti, capta i discorsi attorno a sè, sentendo Gigi (uno dei personaggi del fumetto) raccontare di questo misterioso cacatore incappucciato. La sua curiosità è immediatamente catturata e decide di chiedergli maggiori informazioni sulla vicenda. Da qui nasce l’esigenza di illustrare tutto ciò che orbita attorno alla questione: le persone.

Vuole offrirci una serie di prospettive prive di giudizio, lasciando a chi legge la possibilità di interpretare contesti e avvenimenti attraverso la propria lente. Nelle ultime venti pagine, dopo che tutti i personaggi sono stati presentati, i dialoghi scompaiono del tutto, proprio per favorire un’interpretazione guidata esclusivamente dalle sensazioni.

Il locale è frequentato da persone molto diverse tra loro: un giocatore d’azzardo, uno spacciatore, un venditore ambulante e Gigi, un artista. L’autore li ritrae senza attribuire loro alcun giudizio; spetta a noi interpretare ciò che vediamo e ascoltare ciò che sentiamo.

Durante la presentazione emerge una riflessione di Giatra attorno alla figura di Gigi. Gigi è un artista e, inconsapevolmente, nelle tavole finisce per somigliare all’autore stesso. Troppe persone, nella sua vita, lo hanno scoraggiato e non ha mai trovato il coraggio di partire per esplorare davvero il proprio talento.

Traini si riconosce in questo personaggio: anche lui, a suo tempo, non aveva ricevuto molto sostegno e, se si fosse fermato ad ascoltare quelle voci, probabilmente non avrebbe mai iniziato il suo percorso. Non vuole però trasmettere l’idea che Gigi abbia fatto una scelta sbagliata: ha semplicemente fatto una scelta diversa, ed è proprio quella scelta che ci conduce qui, a questo fumetto.

Il grande talento degli ascolani è quello di raccontare aneddoti e di ingigantire anche la più piccola vicenda che l’autore aggettiva con una parola del dialetto ascolano: furia. Furia in italiano significa rabbia, collera; in ascolano significa tanto, non importa quanto, è semplicemente tanto. Ai fini narrativi di una storia questa parola è perfetta per gonfiare qualsiasi dettaglio, anche il più insignificante. 

La promessa che viene fatta per il futuro è di scrivere un fumetto su questo concetto degli ascolani come abili narratori. Con questa storia giallo-divertente si pensava di ridere, invece è stata furia sorprendente.