A Sherbooks Festival 26 la presentazione di “Fiabe Resistenti – racconti del Subcomandante Marcos”.
Sante del progetto Nodo Solidale e Davide di Cronache Ribelli presentano al pubblico della sesta edizione di Sherbooks Fiabe resistenti – Racconti del Subcomandante Marcos, a dieci anni dalla prima pubblicazione della raccolta.
Sogna il vecchio Antonio è la prima fiaba del volume, ed è con la lettura di questa che Sante introduce agli ascoltatori i temi e lo stile di scrittura dei racconti del Subcomandante Marcos. Il libro nasce nel 2015 grazie al lavoro coordinato tra la casa editrice indipendente Tekio Kairos (Messico) e Nodo Solidale, collettivo di militanti che tessono reti tra Italia e Messico e condividendo lo stesso sogno rivoluzionario.
Il Subcomandante Insurgente Marcos incarna lo spirito ribelle e libertario dei popoli indigeni rivendicando la loro dignità contro l’apartheid politico e culturale imposto loro per cinquecento anni. È stato il portavoce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) dal 1994 al 2014, e grazie alla sua passione per la scrittura ha tradotto comunicati politici in forma di favole.
Sogna il vecchio Antonio denuncia la violenza della repressione subita da chi lavora una terra che non è sua, e il cui sudore viene ripagato con ingiustizia e menzogna. Pensare che si possa costruire un mondo altro, più giusto, che accolga le diversità, è un esercizio di immaginazione rivoluzionaria che le fiabe ci aiutano a compiere: i viceré e i feudatari sono terribilmente spaventati da chi riesce a sognare, poiché il potenziale sovversivo rischia di tradursi in atto nel momento in cui “è tempo di svegliarsi”.
L’antica e nuova filosofia zapatista è intrisa di riferimenti alla cosmovisione maya, riscontrabili nel secondo racconto che Sante legge, La storia dell’aria della notte. Il mito ancestrale della creazione si fonda sul principio che «ogni cammino avesse il suo camminante e ogni camminante il suo cammino. […] Non ci fu, cioè, prima l’aria e poi gli uccelli perché in essa camminassero, né tantomento prima gli uccelli e poi l’aria perché in essa volassero». La naturale compresenza e il rispettoso equilibrio degli animali tra di loro e nei confronti della Natura è insidiata dalla brama di Potere degli uomini. Il ribelle, al contrario dei potenti e dei rivoluzionari di facciata, di fronte alla poltrona del potere (lettura conclusiva di Sante) non si siede, ma ne lima le gambe in modo da assottigliarle tanto che non regga più: appena qualcuno cerca di accomodarvisi, il castello crolla.
La recente collaborazione tra la casa editrice messicana e Cronache Ribelli per la riedizione del testo nasce dalla convinzione condivisa che, come afferma Italo Calvino, «“le fiabe siano vere” e capaci di generare mondi: insegnano che la persecuzione dell’innocente e il suo riscatto sono i termini di una dialettica interna a ogni vita». Coerentemente con i principi di autogestione e democrazia dal basso, Davide spiega che il progetto editoriale di Cronache Ribelli è orizzontale non solo a livello contenutistico e di rinnovamento della narrazione storica dominante, ma anche per le modalità collettive di discussione e decisione tra i membri che ne fanno parte.
Il rifiuto “totale e senza compromesso” della grande distribuzione editoriale è un atto politico, come lo è la scelta di destinare un quinto del ricavato dalla vendita di Fiabe resistenti all’EZLN e ai progetti dei Collettivi del Governo Autonomo Zapatista in Chiapas. Il compito sociale del volume è stato condiviso dagli illustratori che ne hanno interpretato graficamente le storie e dagli artisti che hanno prestato voci e colonne sonore per la registrazione dell’audiolibro.
Che cos’è lo Zapatismo oggi? – viene posto come ultima domanda. Nodo Solidale si occupa anche di smontare la narrazione “morbosa e tossica” del Messico degli ultimi decenni che viene propinata da serie tv spettacolarizzanti. Si tratta di uno stato – spiega Sante – permanentemente in guerra, e che capitalismo e neoliberismo stanno sgretolando.
Lo zapatismo e altre ribellioni, come quella del Rojava, sono orizzonti per chi vuole pensare a rivoluzioni attuabili nel millennio.
Si può ripartire da zero – interviene Davide – solo ponendosi in modo critico verso il mondo circostante e in primis verso se stessi. Il fatto di avere radici storiche salde e una formazione politica ferma non dev’essere di impedimento a cambiare il proprio cammino, attraverso contaminazione e orizzontalità, ed essere sempre più contundenti. Il Subcomandante Marcos stesso descrivendo l’arrivo dei guerriglieri, di rigida impostazione marxista, alla Selva Lacandona afferma che “arrivammo alla selva che eravamo quadrati, e il primo gennaio 1994 ne uscimmo tondi”.
