A Sherbooks Festival 2026 la presentazione del libro “Voce Arcaica” di Nagihan Akarsel con il Centro di Jineolojî Europa, edito da Red Star Press.
A Sherbooks Festival 2026, la presentazione del libro Voce Arcaica di Nagihan Akarsel, edito da Red Star Press, è stato soprattutto un momento di presa di parola collettiva sul presente. Fin dalle prime battute, l’incontro — con la partecipazione di Caterina del Centro di Jineolojî Europa e la moderazione di Matilde dell’Associazione Ya Basta! Êdî bese! — è entrato nel cuore di ciò che il Rojava rappresenta oggi: un’esperienza politica, culturale e simbolica sotto attacco, ma ancora capace di produrre senso, immaginazione e resistenza.
Vista la drammatica situazione in cui versa il Rojava e la crescente affermazione di un autoritarismo globale, le prime parole pronunciate per rivendicare con forza il sostegno reciproco tra le comunità resistenti — attive sul piano politico e culturale — sono apparse cariche di un significato profondo: un richiamo collettivo alla necessità di riappropriarci del mondo che ci circonda, a partire dalla voce, dalla memoria e dalla scrittura come pratiche di lotta.
La sovraesposizione mediatica alla morte, in questi tempi di guerra e di genocidi, fa parte di una strategia che usa l’emotività per paralizzare la resistenza sociale e politica, facendo nascere in noi un profondo senso di impotenza, come se l’orrore fosse inevitabile. Ma per chi sceglie di vivere in libertà e da sempre lotta per la rivoluzione, dal Rojava arriva un insegnamento fondamentale: la lotta non si combatte solo con le armi, ma anche con la voce e con la scrittura, che diventano pratiche concrete di resistenza contro l’annichilimento.
Il Movimento di liberazione del Kurdistan denuncia ciò che sta accadendo: Kobane sempre più isolata e sempre più stretta dalla pressione militare; Damasco nella mani di Hayat Tahrir al-Sham – il cui leader è Ahmed al-Sharaa, ex dirigente di al-Qaeda e al-Nusra – con la legittimazione degli Stati Uniti e dell’Europa; la Siria ormai strattonata da Israele a sud, la Turchia a nord e una parte al centrale che prova a rimanere Siria.
Con i curdi sempre più rappresentati come un problema e non come una forza decisiva nella lotta contro l’ISIS, e con la presunta contrapposizione con il mondo arabo usata come fondamento di una rinnovata narrazione etnica, l’esperienza dell’Amministrazione Autonoma — e il diverso modo di vivere che propone, fondato non sulla costruzione di uno Stato ma di una società — appare oggi un impegno sempre più difficile da sostenere. In un contesto che ha visto, in pochi giorni, la caduta di un regime durato dieci anni, mentre la via diplomatica viene spianata in attesa di accordi che non si concretizzano, gli interessi geopolitici e la riconquista dei principali giacimenti petroliferi sembrano preannunciare il ripetersi di una storia già vista.
Eppure arabi e curdi erano animati da una stessa volontà di liberazione, sostenuta dall’impegno e dall’operato delle donne, le stesse donne che ora sono uccise da bande di jihadisti. L’ideologia dell’Amministrazione Autonoma si è sempre basata sulla democrazia dal basso e su diverse etnie e religioni che vivono insieme, nonostante i problemi e le contraddizioni, dove le donne hanno un ruolo attivo, ma i nuovi attacchi sembrano rivolti ad annientare la speranza di una Siria diversa.
Nagihan Akarsel ha vissuto, lottato ed è morta sotto il fuoco nemico nel 2022 per sostenere questa possibilità: la sua è una storia densa, la storia di una femminista e attivista per la libertà delle donne e del suo popolo, fondatrice di comitati e accademie dedicate allo studio della Jineolojî, per modellare il suo mondo attaverso la comprensione della verità e con i suoi racconti professare il profondo amore per il suo Paese.
La scrittura è il mezzo attraverso cui esprimere pensieri, emozioni e visione politica. È anche uno spazio di relazione con le altre donne. Nell’orizzonte della Jineolojî, scrittura e canto si intrecciano. La poesia, in fondo, è il linguaggio dell’anima: ci ricorda che esistiamo.
Per le donne curde, resistere è esistere.
La sua scrittura è una forma di resistenza dell’esistenza, attraversa tutti gli aspetti dell’umanità e genera un cambiamento profondo in chi legge.
Il paradigma – l’immagine che si ha del mondo – che muove l’autonomia curda è basato sulla libertà delle donne, dove la libertà delle donne è la libertà di tutto, dell’uomo e dell’intera società, per creare un nuovo sistema. E proprio questo paradigma si riflette nella definizione di Jineolojî come scienza in Voce arcaica: ridefinisce il concetto dal punto di vista femminile. La sua radice è la stessa di “vita”: la donna come origine e fondamento dell’esistenza. Come ogni processo rivoluzionario, mira a trasformare radicalmente la mentalità e vuole liberarla dalle influenze del potere, della violenza e del patriarcato. Recupera il sapere delle donne che è stato cancellato, insieme a tutti quei saperi rivoluzionari e antisistema necessari alla liberazione dei popoli.
La Jineolojî si basa su una tradizione molto profonda e sul metodo del cercare ciò che è stato perso nel luogo in cui è stato perso, è la memoria delle radici. Per Nagihan Akarsel la Jineolojî non è solo teoria, ma una pratica di vita: la riscoperta del passato può aiutare le donne a costruire un futuro diverso.
Il Rojava ha avuto un ruolo fondamentale per questo scopo, è stato il luogo in cui la popolazione è stata educata al rispetto delle diversità, il potere distrutto, sia in politica che nelle relazioni tra gli uomini e le donne, andando alla ricerca del modo in cui le società vivevano prima della nascita del patriarcato. La storia è una spirale che diventa un vortice, ci crea ma allo stesso tempo siamo parte di essa, è intorno e dentro di noi, e la nostra stessa natura e la nostra società sono state costruite dalla storia e dai luoghi che abbiamo abitato: analizzando le memorie collettive e individuali possiamo capire e trovare le tracce per tornare ad uno stato di libertà e pace. Nella memoria del Rojava è emersa la possibilità concreta di vivere in un altro modo come mostrato dal Confederalismo democratico. Da memorie collettive di una vita insieme è nata una rivoluzione dei saperi.
Anche la memoria è stata attaccata in questi giorni.
Così come i simboli della resistenza delle donne, per colpire quante ancora sono libere e lottano; ma la memoria resiste, perché è parte di quella storia e di quel territorio, scrivere e raccontare queste cose è un modo di resistere.
Akarsel ha insegnato attraverso i suoi scritti quanto la memoria e le donne siano uno strumento di resistenza. Abbiamo le sue parole, i suoi racconti, ma non siamo sole di fronte a quelle parole. Possiamo renderle voce viva, leggerle collettivamente, metterle in circolo. Possiamo entrare in relazione con le accademie, dare spazio ai nostri dubbi, confrontarci e condividere. Essere, allo stesso tempo, maestre e studentesse, abitare la contraddizione con mente e cuore aperti. Per fare in modo che l’eco di quella voce che scende dalle montagne continui a risuonare fino a noi, ovunque siamo.
