A Sherbooks 2026 Alessandra Algostino presenta il libro scritto a più mani ed edito da Altreconomia.
La presentazione a Sherbooks 2026 di Questo libro è illegale (2025, Altreconomia) ha aperto uno spazio di riflessione urgente su diritto, repressione e dissenso.
Alessandra Algostino, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, è tra le autrici e gli autori del volume corale che si presenta come un glossario per resistere alla repressione. Il libro nasce da un lavoro a più mani che intreccia saperi giuridici e pratiche politiche, mettendo in dialogo esperte ed esperti di diritto con attiviste e attivisti, con l’obiettivo di fornire strumenti critici per comprendere e contrastare la progressiva criminalizzazione del dissenso.
Rossella Puca, moderatrice della presentazione, inizia segnalando un altro tema di stringente attualità a Padova ed in Italia: quello dei suicidi in carcere. In questo contesto il governo continua a proporre decreti e disegni di legge con l’intenzione di creare nuovi reati e inasprire le pene, e in modo più subdolo cerca di soffocare a poco a poco ogni espressione di dissenso. Gli attacchi sempre più decisi agli spazi sociali ne sono un esempio lampante, ed il testimone è passato ad Algostino riguardo all’importanza e al futuro degli stessi.
“Forse questo non piacerà ai centri sociali o a coloro che credono in una democrazia appiattita sulle istituzioni, ma ritengo che i centri sociali siano espressione di una Costituzione vissuta: vi si respira emancipazione, solidarietà, partecipazione e conflitto, che sono aspetti vitali di una democrazia“. In una realtà dove la democrazia è sempre più una maschera indossata da governi rivolti verso l’autoritarismo, la democrazia continua ad essere sperimentata in modo vivo negli spazi sociali.
La seconda questione affrontata è quella su cui si concentra di fatto il libro presentato, ossia sui modi con cui i dispositivi giuridici trovano applicazione per reprimere il dissenso. L’autrice ricorda innanzitutto come il diritto, “pharmakon platonico che è sia cura che veleno”, sta venendo utilizzato sempre meno con funzione di emancipazione e tutela, e sempre più come strumento di dominio. Questo vale ancor di più per il diritto internazionale, che continua a degenerare in una legge del più forte.
Il ricorso al diritto penale diventa più frequente e si arricchisce di nuovi strumenti.
Diritti costituzionali come quello all’abitare sono sottomessi a una crescente criminalizzazione anche per chi dimostra solidarietà cooperando magari nei picchetti anti sfratto. Ma non bisogna dimenticare l’altro lato del doppio binario della repressione: i dispositivi amministrativi. Multe e provvedimenti di allontanamento diventano una subdola ed efficace forma di intimidazione diretta a chiunque voglia manifestare dissenso.
Le recenti bozze di decreto e di disegno di legge in materia di sicurezza (il primo già approvato ad inizio febbraio ndr.) propongono dispositivi amministrativi come il fermo preventivo per i manifestanti fino a 12 ore, le perquisizioni senza intervento del magistrato; i DDL Gasparri e Del Rio prevedono poi forme di disciplinamento e di delazione in ambito scolastico, volte a reprimere possibili critiche allo Stato di Israele. Sono provvedimenti preoccupanti da sé ma tanto più considerando come potrebbero essere estesi.
Gli ultimi punti della conversazione vertono sul comportamento e sulle pratiche di resistenza e di rivendicazioni. Algostino, che vive e lavora a Torino, riporta l’esempio del movimento No TAV, che è stato in grado di utilizzare gli strumenti più diversi. Petizioni presentate al Parlamento Europeo, ricorsi al TAR, alla Corte dei Conti, in sede civile e iniziative burocratiche per bloccare gli espropri di terreno, tutte forme di ‘barricate di carta’ che dimostrano come sia necessario un fronte unico ma diversificato per un’opposizione alla politica.
Infine un appello: non bisogna dimenticare, in particolare nel contesto degli spazi occupati sotto accusa, che la legalità non coincide con la giustizia e la tutela dei diritti.
La ‘disobbedienza’, concetto trattato anche all’interno del libro, si traduce in ‘illegale->legittimo’ laddove la legalità smette di essere giustizia.
In un’epoca dove i principi costituzionali si vedono sottomessi a logiche politiche ed economiche l’immaginario dell’attivismo deve saperli impugnare, rispettare e porre al di sopra della narrazione autoritaria. Da un lato il Leviatano farà sempre più uso del diritto come braccio armato dell’esecutivo, dall’altro tocca resistergli.
